Il progetto Vignemastre nasce nel 2005 in conseguenza del desiderio di due enologi, Filippo Artini e Dario Parenti, Le Uve (www.leuve.com), di creare una linea di vini con delle caratteristiche ben precise: Buon rapporto qualità/prezzo, esprimere gli aromi delle uve prescelte (senza che il vino assorba odori di legno dati da affinamenti che, spesso, portano i vini ad assomigliarsi incredibilmente), limitare l'impatto sulla salute e sull'ambiente (bassa anidride solforosa, no alla barrique ricavata dalla quercia) . La purezza del gusto è strettamente legata alla scelta del tappo a vite: innanzitutto di modo che non vi sia rischio di contaminazioni da TCA (tri-cloro-anisoli, i principali responsabili di odore di tappo) e poi nella scelta di limitare il più possibile l'uso di anidride solforosa. Oltre a queste scelte, c'è poi quella di rendere l'ossigeno educatamente protagonista in fase di affinamento. L'ossigeno è fondamentale per l'affinamento di un vino: ammorbidisce i tannini più aggressivi, limita gli odori erbacei e accentua gli aromi fruttati e varietali. La fase di affinamento per i vini rossi di Vignemastre è esclusivamente gestita con la micro-ossigenazione, una tecnica che consente di dosare con precisione l'ossigeno (in millilitri/litri/mese) simulando l'effetto che hanno i pori della barrique sui vini. Ma senza però, quindi, usare la barrique: un vino più economico e una quercia o due in meno da tagliare.

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